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Shopping di tarda mattinata, Negozio di abbigliamento "Le situazioni di Lui e Lei"
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Catboy

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 12/5/2009, 13:44


Il negozio è piuttosto ampio, su due piani. Si trova sull'angolo di una delle strade principali del distretto commerciale, con un'insegna verticale bianca con le scritte rosse. E' di quelle che la sera si illuminano, ma non essendo sera non ce n'è assolutamente bisogno.

Gli interni sono spaziosi, con file di abiti appesi a supporti mobili, oppure ai muri, e occasionalmente dei camerini, vicino agli angoli, con delle pesanti tende arancioni per consentire di avere un minimo di riservatezza.

C'è musica, ovviamente. La musica invoglia a comprare. E' una radio locale, quindi si trasmettono principalmente pop giapponese, vecchi successi e qualche pezzo straniero così trito da fare angoscia. Per fortuna ci sono anche i giornali radio.

Si sente un pesante tonfo quando un camaglio viene gettato a terra a malomodo, dopo svariati futili tentativi di tenerlo appeso a un sostegno progettato per reggere pesi estremamente minori. Ci sono diversi altri clienti, ma non troppi. Di sicuro, quelli che c'erano hanno avuto un bello spettacolo a vedere entrare una straniera, altissima, e con addosso un'armatura di maglia.

Orinda però non sembra farci caso, si è mossa con naturalezza fino ad accorgersi che gli abiti da donna sono al piano di sopra, e lì si è tuffata in cerca di qualcosa di adatto.

Questo negozio in particolare è piuttosto mirato ai giovani, quindi mancano abiti formali, mancano vestiti da gothloli, ma in compenso c'è una vastissima gamma di t-shirt, gonne di varia lunghezza, pantaloni alla moda o meno, e un mix di colori tale che girare lo sguardo troppo in fretta potrebbe causare mal di testa, anche perché, come molti negozi in un distretto affollato, per ottimizzare lo spazio mettono molti capi in spazi ristretti.

Dopo un po' di trafficare con tessuti e tagli poco familiari, la tenda del camerino si scosta improvvisamente accompagnata da un "Tadaa!"

Ignorando il camaglio a terra, la donna indossa adesso un paio di jeans a zampe di elefante che slanciano ulteriormente le già lunghe gambe, quindi un top viola scuro con sotto una maglia a righe nere con le maniche lunghe. Orinda si gira un attimo, come per farsi ammirare meglio, e ha l'aria di una che si sta divertendo un mondo.

"Allora, come sto?", chiede. Ha ancora gli stivali di ferro ai piedi ma vabbé, questo lo si può sistemare più tardi.

 
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"Credo ti stia bene." Annuisce Maia, pur non sembrando estremamente convinto.

Come ha fatto a cacciarsi in questa situazione? Ha persino dovuto chiedere all'assistente del negozio di lasciarli fare da soli, per paura che Berserker reagisse male a farsi mettere le mani addosso da un commesso ansioso di farle provare dei vestiti e il negozio si trovasse ritinteggiato di rosso.

Anche se il povero commesso sembrava più che felice di stare lontano dalla donna mostruosamente alta che aveva invaso il suo spazio vitale.

"Mhh. Forse qualcosa di un pò più elaborato." Inizia a guardarsi in giro, pensieroso.

Aveva già intuito da un pò di aver evocato un servant appartenente alla classe Berserker.
Fortunatamente, Orlando, o meglio, Orinda, ha un grado di Follia relativamente basso.

Questo significa che è, fondamentalmente, controllabile. Ha una sua personalità, con cose che le piacciono e non piacciono, il dono della parola e della ragione.
Sicuramente questo indica delle capacità fisiche inferiori a quelle di un Berserker "perfetto", uno totalmente assorbito dalla sua pazzia... ma Maia non avrebbe fatto cambio neanche per il Berserker più forte del mondo: Avere un servant capace di libera iniziativa, discussione e di tattica è un vantaggio troppo grande, per lui, per poterlo scambiare con l'effettivo equivalente di uno schiacciasassi tanto per forza quanto per intelligenza.

"...comunque è meglio se le sto alla larga in combattimento", riflette tra sè, stimando a occhio la taglia di una giacca di jeans. "Che ne dici di questo? Non so se soffri il freddo, ma..."

"Dannazione. Qui ben pochi vestiti sono adatti", pensò.
Ovviamente con "adatti" intende dire adatti secondo i suoi bizzarri canoni estetici. Considerato che stiamo parlando con uno che va in giro vestito come se fosse il protagonista di un racconto di avventura steampunk di ispirazione Verniana...

"...D'accordo, con questi vestiti non rischi di attirare l'attenzione, ma non credi di sbagliare in senso opposto? Sei un pò... poco appariscente. Statura a parte. Cioè, I vestiti devono alla fine esprimere la personalità, il ruolo di chi li indossa."

lancia un'occhiata ai pesanti anfibi neri che aveva appena recuperato dal fondo dello scaffale, facendo la conversione a mente. 29.5 asiatico, l'equivalente di un 47 europeo.

Chissà che numero porta Berserker.

 
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"Mh? Freddo? Fa freddo da queste parti? Non sono abituata al clima di questo posto che voi chiamate Giappone". Non c'è da stupirsene difatti, è già tanto che abbia un'idea di cosa ci sia fuori dall'Europa. Probabilmente non ce l'ha, e non ha ben capito dove si trovi adesso.

"Comunque dalle mie parti fa piuttosto freddo in autunno e inverno, ma è quasi tutta colpa del vento, a meno di essere molto vicini al mare del nord l'aria, quando è ferma, non è freddissima. Certo, non è comunque stagione per combattere, o fare delle campagne, anche perché con la neve dopo diventa un bel problema. Hai mai provato a spostare un esercito sulla neve? La cosa peggiore sono i carri dei rifornimenti, si incastrano o sprofondano nel fango almeno una volta al giorno, è una vera seccatura".

Sì, sta riprendendo a parlare degli affari suoi come una macchinetta, senza però cessare tutte le altre sue attività, che hanno principalmente a che fare sul trovare qualche vestito che sia della sua taglia ed esprima bene la sua personalità. Poiché quasi tutto sembra esserle nuovo, pare che l'unico vero problema sia la taglia.

"Ora che ci penso, non mi sono mai ricordata di chiedere ad Astolfo com'era il tempo sulla luna. Chissà se anche lì fa freddo, se ci sono le stagioni, di che colore è il cielo. Mi piacerebbe andarci una qualche volta, si sa mai che trovi qualcosa che ho perso", e ridacchia mentre prova, a occhio, a valutare se quella giacca le entrerà... No, "Non credo però, sono molto diligente, è difficile che perda le cose".

Un paio di cambi dopo, esce fuori con una gonna corta sfrangiata, di colore grigio chiaro, una felpa bianca decorata a righe verdi verticali e una stampa in monocromo nero. E' un po' corta però, e la lunga giacca di jeans senza maniche non fa molto per coprire gli addominali, che è un'altra cosa che sicuramente attira l'attenzione.

"Mh... Potrei stare qui tutto il giorno, ma abbiamo ancora parecchio da fare. Beh, che ne dici se ci limitiamo a prendere qualcosa di essenziale per oggi? Ah, giusto, le scarpe...". Ovviamente, il negozio è calibrato per il piede della giapponese media, oltre che al suo busto e ai suoi fianchi, quindi è difficile trovare qualcosa che le calzi... Tranne forse, sì, qualcuno c'è. 29 giapponese da donna, o un 45 europeo, o un 279 mm a voler essere pignoli, "Non posso mica andare in giro con degli stivali di ferro, rischierei di rovinare questi bei pavimenti. Oh, questi sono carini... Ah, troppo piccoli. Sì, dobbiamo decisamente spalmare gli acquisti su più giorni, avrò bisogno di un sacco di tempo per vedere tutto quanto".

Per tutto il tempo non sembra fare caso a molto se non a sé stessa e ai suoi discorsi, ma quando alla fine ha terminato, almeno per ora, il suo lunghissimo chiacchiericcio, si ferma un attimo per guardare Maia, se non altro perché è la persona con i soldi.

"Master, a proposito, qual'è il piano d'azione? Mi sembra tu abbia accennato al fatto che questo non è il tuo paese. Cosa ci facciamo qui?".

Forse è paranoia, ma sembra sia solo una domanda di rito, o forse di cortesia, prima di tornare allo shopping.

 
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"Questa è Fuyuki. E' qui che si svolgerà la Guerra del Santo Graal." Sospira Maia, tirando fuori il suo portafogli sempre più leggero davanti alla cassa.

Non è facile attirare l'attenzione dello sguardo della cassiera, fisso su Berserker. A colpo d'occhio, sembra che le arrivi a malapena al petto.

"Non sono così basso. Sono più alto di lei, almeno. Berserker è solo di una testa più alta di me."

Il corpo di Berserker ha ben poche delle "tipiche qualità femminili" comunemente apprezzate in giappone: non è piccolina, non è snella ed aggraziata, non è di una spanna più bassa della statura media maschile.
Maia è più o meno di quella statura, il che lo mette nella media giapponese, e sotto la media europea. A casa erano quasi tutti più alti di lui. Qui almeno si sente più normale.

La cosa assurda, nota, è che nonostante tutto Berserker è più che bella.
Ragionando razionalmente, questo è facile da spiegare: il processo di archetipizzazione che trasforma un personaggio storico o immaginario in un Eirei idealizza molto la forma fisica...

Cercando di non farsi distrarre, ritira il resto e si incammina fuori dal negozio. "Non ne ho la certezza, ma credo di essere il primo o uno dei primi Master di questa guerra, più che altro perchè mi sono mosso con largo anticipo, appena mi sono reso conto che potevo evocare un Servant. Non voglio lasciarmi cogliere di sorpresa, e ci sono molte cose che spero di riuscire a fare prima che la guerra inizi."

Fuori, in effetti, fa freschino. Si ritrova ad esitare un attimo sulla soglia del negozio.

"Puoi evocare la tua Armatura Eroica direttamente, in caso di necessità, vero?"

 
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"Posso fare molto di meglio che evocare un semplice camaglio", sogghigna lei mentre si guarda in giro. Per fortuna, essere della sua statura in giappone significa non avere mai la linea di vista ostruita.

"Comunque, se siamo davvero i primi a partecipare a questa guerra, credo che la cosa migliore sia capire contro chi stiamo combattendo. Sai, sono un po' paranoica su questo punto, col fatto che i baschi contro cui combattevo si sono trasformati improvvisamente in musulmani e poi in cristiani finti arabi", ridacchia, come se la cosa in realtà fosse divertente.

"Però abbiamo sicuramente il vantaggio di potercela prendere comoda. A proposito, solo uno può avere il Graal alla fine, vero? Questo significa che non possiamo permetterci di avere alleati". Per un attimo la cosa sembra farla riflettere, poi però scrolla le spalle, "Beh, in un qualche modo ce la caveremo, suppongo".

"A proposito, abbiamo bisogno di un qualche posto migliore dove vivere. Quell'albergo non mi va a genio, la stanza è piccola e la servitù è ligia ai soldi invece che al dovere", lo dice con un quasi accenno di stizza, come se fosse stata abituata a essere trattata come una nobile. Cosa che è quasi sicuramente vera. "Una villa dovrebbe andare bene, non credo ci sia bisogno di fortificazioni se siamo soltanto in due".

Queste considerazioni vengono concluse con un sorriso, come se in realtà fossero secondarie. Alla fine ha scelto di uscire con quella gonna nera sfrangiata che le arriva poco sopra il ginocchio, e degli alti stivali con i lacci a coprire la parte visibile delle gambe. Sopra, una maglia bianca e grigia con delle cinghie che la percorrono irregolarmente e sorreggono delle maniche larghe, staccate dalle spalle.

Si comporta in pubblico tanto come in privato, cioè con disinvoltura e senza peli sulla lingua, sopratutto per quanto riguarda il chiacchiericcio. Parla davvero tanto. "Oooh, cappelli! Pensavo fossero passati di moda", inizia a commentare mentre osserva una ad una le vetrine, il che è un bene perché sono i pochi momenti in cui rallenta la falcata di una che è abituata a camminare tutto il giorno, "Wow, cos'è questo? E questo? Pacchetto viaggio alle Hawaii? Cosa sono le Hawaii? Oh! Guarda, qui vendono case!".

Ha l'aria di essere una lunga giornata.

 
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"A dire il vero", fa Maia con aria sicura di sè, "Non intendo combattere questa guerra da soli."

Pausa ad effetto prima di continuare.

"Certo, nessun Master che si rispetti accetterebbe di allearsi con un altro Master, fintanto che ha una possibilità di guadagnare il Graal per sè. Tranne che forse come inganno o stratagemma a corto termine."

A braccia incrociate, in quella posa, con quell'aria così sicura di sè, Maia si aggiusta leggermente gli occhiali, piegando la bocca in un sorriso degno di uno scienziato pazzo in procinto di esporre il suo piano nella maniera più drammatica possibile.

"Ma, ovviamente, intendo offrire un'alleanza ai Master che sconfiggeremo." Dichiara. "Il mio piano non è un'ambizione egoista. I più saggi e lungimiranti scopriranno che è anche nel loro interesse, anzi, nell'interesse di tutti, che il mio piano venga completato con successo. Hu hu hu..." E' chiaro che Maia sia fermamente convinto di quello che dice, ma la risatina che sfugge dalla sue labbra quando ne parla la fa quasi sembrare una cosa cattiva.

"In quanto alla nostra situazione attuale... non intendo vivere in una stanza d'albergo a lungo. Le prime fasi del mio piano richiedono una base di operazioni più grande e meglio equipaggiata, in cui io possa lavorare e pianificare indisturbato. E per questo, il nostro prossimo obiettivo sarà ottenere il denaro necessario."

 
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Orinda fa una faccia strana. Più che strana è... Seria, ma la cosa ancora più strana è il silenzio. Non ha risposto subito, non sta usando il discorso come una scusa per partire con un qualche aneddoto sulla sua vita o per parlare degli affari suoi.

No, rimane a fissare Maia per un po', con aria imperscrutabile.

"Master", dice quindi, spostando lo sguardo.

"... Mi dici come mai la gente qui è così bassa?".

Come se se ne fosse accorta solo adesso, inizia a fissare quelli che le stanno intorno, che passano, che sono dall'altra parte della strada, che insomma sono visibili. Anche fra gli uomini non ce ne sono molti della sua statura, il che sta iniziando adesso (e solo adesso) a lasciarla perplessa.

Sembra però perdere quasi subito interesse per la sua stessa affermazione, come se la cosa in realtà non la incuriosisse per niente. "Beh, Master, se dobbiamo fare dei soldi penso sia meglio farli il prima possibile, non vorrei mai non poter risiedere in un alloggio a me consono", sorride affabile, "Hai già un piano?".

Certo che ha già un piano, glielo si legge in faccia, e la cosa migliore da fare quando qualcuno ha un piano e gli si legge in faccia che vuole dirlo a tutti è chiedergli di dirlo a tutti.

 
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Ignorando sistematicamente la domanda sulla statura media dei passanti, Maia annuisce alla sua Servant.

"Visto che penso sia meglio non dare eccessivamente nell'occhio, però, penso che riserverò il vestirci da supercattivi in spandex, mantello e mascherina e rapinare la banca centrale di Fuyuki come piano B."

E' difficile capire se stia scherzando o dicendo sul serio.

"Piuttosto, penso di prendere quei soldi dal genere di persone che non si lamentano quando li perdono, e di prenderglieli in un posto dove la gente va apposta per perderli."


Sorride tra sè e sè, frugando nella tasca interna del giubbotto fino a tirarne fuori una piantina pieghevole di Fuyuki.

"Sono abbastanza sicuro che ci sia un casinò, a Fuyuki o nel circondario."

 
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"Un casinò?", chiede Orinda sporgendosi per sbirciare nella cartina... O, più che sporgendosi, stando semplicemente in piedi dietro a Maia, "Cos'è? E' tipo un torneo? Ci si picchia con mazze e scudi fino a stendere tutti quanti? Ci sono le giostre? Sfidiamo a duello un ricco nobile con una scusa inventata sul momento e poi lo ammazziamo per rubare la sua roba? E' un sacco di tempo che non lo faccio!".

Ha ancora in mano le borse della spesa che le danno un'aria da shoppista straniera media e il suo ciuffo antigravità si agita seguendo lo stato d'animo della creatura a cui è attaccato. Il prospetto di andare a una giostra e fare del male a della gente sembra renderla ancora più allegra di quanto non lo fosse facendo shopping, il che potrebbe iniziare a gettare qualche luce strana sulla figura dei cavalieri medioevali, ma tant'è.

"Comunque, come funziona questo casinò? Cioé, devo combattere io e tu circuisci le persone a scommettere contro di me? Oppure fai delle avances a qualche donzella insoddisfatta del compagno e ti fai sfidare a duello? C'è gente forte? Spero ci sia gente forte perché altrimenti rischio di annoiarmi, è tanto di quel tempo che non agito una spada che potrei anche dimenticarmi di fermarla prima di uccidere qualcuno".

E ride, "Sto scherzando. Figurati se mi dimentico di come si agita una spada".

Nonostante sia di buonumore e abbia voglia di scherzare, però, si è ben guardata dall'affermare che non ucciderà nessuno...

 
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Maia fissa la sua servant stranito per un attimo.

Aveva sentito dire che gli Spiriti Eroici, esistendo al di là del tempo, si adattano facilmente ad epoche che altrimenti gli risulterebbero poco familiari.

Forse la sua evocazione aveva avuto qualche problemino. Aveva sbagliato qualcosa?

"...no. E' un luogo dove ci si raduna per giocare d'azzardo. Dadi, giochi di carte, e roulette." Si stiracchia un pò, mentre il freddo inizia a farsi sentire attraverso i suoi abiti tutto sommato leggerini. "Immagino tu conosca i dadi e le carte, ma io è proprio alla roulette che punto."

Anticipando la prossima domanda, inizia a spiegare mentre passeggiano insieme lungo il viale, con un tono un pò da professore. "Come saprai, Roulette significa "piccola ruota". E' appunto una ruota con trentasette caselle numerate e colorate, o trentotto nella variante americana, che viene fatta girare. All'interno della ruota viene liberata una pallina, e i giocatori scommettono su quale casella la pallina si fermerà, puntando sul numero in sè, su gruppi di numeri vicini, o su gruppi astratti come colore della casella e numero pari o dispari. Ovviamente, qualunque matematico potrà dirti che il gioco è progettato per assicurare che le probabilità siano sempre leggermente a favore del banco, cioè del casinò stesso, e che quindi, a lungo andare, il casinò vinca più denaro di quanto non perde ed i giocatori perdano più denaro di quanto non ne vincono."

Dicendo questo gira un dito in aria, quasi a voler mimare il movimento circolare della roulette.

"Ovviamente io conto di barare." dice tranquillamente, come se parlasse della direzione in cui si aspetta di vedere sorgere il sole domani. "A lungo termine, nessuno ne verrà danneggiato. I soldi che un giocatore vince alla roulette sono del banco, non degli altri scommettitori come invece è in certi giochi di carte o di dadi, e il banco, dato che è sempre in vantaggio statistico, considera un giocatore fortunato che chiude in attivo un evento per loro sfortunato ma comunque accettabile. Visto che comunque puo rifarsi di ogni perdita. Quindi, tecnicamente, non è nemmeno un furto." conclude, annuendo saggiamente.

 
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Berserker sembra un po'...

Come dire, delusa.

"No, beh", dice, anche se con l'aria notevolmente abbattuta, "E' che... Sì, insomma, avrei preferito qualcosa di più, come dire. Qualcosa di più movimentato. Di attivo. Sai, è un sacco di tempo che non vedo un po' d'azione, vorrei...".

Fa quasi tenerezza, con le borse della spesa dietro la schiena, a fissarsi le punte delle scarpe mentre cammina, "Sì, cioé... Voglio dire, io cosa faccio al casinò allora? Posso, chessò, vestirmi bene. Stare lì. Giocare onestamente per non destare sospetti, potrei... Non lo so, non sono mai stata in un posto simile"

Si guarda intorno, cercando di celare il suo disappunto per la mancanza di soluzioni violente al problema economico. O a un qualsiasi genere di problema. Forse è anche un po' triste per la mancanza di problemi.

"Beh", fa come rasserenandosi, "Una volta che avremo tutti i soldi che dici tu, potremo vivere in un posto adeguato, con una servitù all'altezza, e prendere dei bei vestiti, vero?".

Fa un po' paura la velocità e le condizioni con cui è in grado di riprendersi.

 
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view post Posted on 21/3/2009, 10:36Quote
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Le rotelline iniziano a girare nella testa di Maia mentre cammina a fianco della sua serant. Forse l'atia frizzante per le strade di Fuyuki le ha messe in mot.

click, click, click.

'Devo trovare un modo di sfogare la sua aggressività al più presto, altrimenti questa tra un pò mi va in berserk mode ed inizia a fare esplodere tutto.'

Rimane in silenzio a fissarla per qualche altro secondo.

'E inoltre... posso portarmela dietro in un casinò con la fiducia che non combinerà qualcosa di... inadeguato?'

Le sue rotelline continuano a girare. Non poteva certo separarsene: solo un master idiota andrebbe in un posto potenzialmente poco sicuro separandosi dal suo Servant.

Potrebbe chiederle di smaterializzarsi, ma poi lei si sarebbe annoiata.

Un Berserker annoiato = guai a non finire.

"...per il casinò, ho bisogno che te mi faccia da spalla. Un pò giocherò io, un pò giocherai te. Dovrai comportarti come ti spiegherò, però. Se distribuiamo le vincite tra noi due desteremo ancora meno sospetti."

Trattiene un sorriso, tenendo gli occhi fissi su di lei, per giudicare esattamente la sua reazione: "E dopo, troverò qualcuno contro cui farti combattere un pò, tanto per tenenrti in allenamento. Ma devi promettermi di non esagerare."

 
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Orinda sembra sollevata dall'idea che ci sarà un po' di azione in futuro. Forse un po' troppo sollevata.

"Davvero? Grazie! Non vedo l'ora di iniziare! Ho bisogno di qualcuno per ricordarmi come si fa a combattere, non vorrei mai entrare in una guerra senza essere in grado di combatterla, eh eh eh eh".

Sorride in modo poco rassicurante, camminando col suo solito passo orrendamente lungo che si rifiuta di correggere, "Allora diciamo che per adesso ti accompagno a questo casinò e poi vediamo di combinare qualcosa, eh? Dopotutto, non dovremmo passare tutto il tempo badando ai soldi, non è mica la cosa più importante di questo mondo".

Annuisce saggiamente alle sue stesse parole. Già. I soldi non sono tutto, dice la servant che si è messa a fare shopping prima ancora di capire a che punto è la guerra per il Graal

 
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