Il negozio è piuttosto ampio, su due piani. Si trova sull'angolo di una delle strade principali del distretto commerciale, con un'insegna verticale bianca con le scritte rosse. E' di quelle che la sera si illuminano, ma non essendo sera non ce n'è assolutamente bisogno.
Gli interni sono spaziosi, con file di abiti appesi a supporti mobili, oppure ai muri, e occasionalmente dei camerini, vicino agli angoli, con delle pesanti tende arancioni per consentire di avere un minimo di riservatezza.
C'è musica, ovviamente. La musica invoglia a comprare. E' una radio locale, quindi si trasmettono principalmente pop giapponese, vecchi successi e qualche pezzo straniero così trito da fare angoscia. Per fortuna ci sono anche i giornali radio.
Si sente un pesante tonfo quando un camaglio viene gettato a terra a malomodo, dopo svariati futili tentativi di tenerlo appeso a un sostegno progettato per reggere pesi estremamente minori. Ci sono diversi altri clienti, ma non troppi. Di sicuro, quelli che c'erano hanno avuto un bello spettacolo a vedere entrare una straniera, altissima, e con addosso un'armatura di maglia.
Orinda però non sembra farci caso, si è mossa con naturalezza fino ad accorgersi che gli abiti da donna sono al piano di sopra, e lì si è tuffata in cerca di qualcosa di adatto.
Questo negozio in particolare è piuttosto mirato ai giovani, quindi mancano abiti formali, mancano vestiti da gothloli, ma in compenso c'è una vastissima gamma di t-shirt, gonne di varia lunghezza, pantaloni alla moda o meno, e un mix di colori tale che girare lo sguardo troppo in fretta potrebbe causare mal di testa, anche perché, come molti negozi in un distretto affollato, per ottimizzare lo spazio mettono molti capi in spazi ristretti.
Dopo un po' di trafficare con tessuti e tagli poco familiari, la tenda del camerino si scosta improvvisamente accompagnata da un
"Tadaa!"Ignorando il camaglio a terra, la donna indossa adesso un paio di jeans a zampe di elefante che slanciano ulteriormente le già lunghe gambe, quindi un top viola scuro con sotto una maglia a righe nere con le maniche lunghe. Orinda si gira un attimo, come per farsi ammirare meglio, e ha l'aria di una che si sta divertendo un mondo.
"Allora, come sto?", chiede. Ha ancora gli stivali di ferro ai piedi ma vabbé, questo lo si può sistemare più tardi.